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domenica, 19 maggio 2013 20:22
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Rossana Nicolosi Stampa E-mail
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Scritto da Alessandro Arcuri   

Rossana Nicolosi

Rossana e Billy PrestonIntroduzione, di Alessandro Arcuri

Quanti di voi si ricordano dei Novecento? Quel gruppo pop italiano che ebbe un grosso successo negli anni 80... gli anni del trionfo del pop e della new wave... beh, quasi a voler dimostrare che quel decennio di "oscurità" bassistica, dominato dai sintetizzatori, in realtà di cose valide ne ha prodotte, ho intervistato la bassista della band, Rossana Nicolosi. Il gruppo, infatti, è sempre stato molto attivo nell'ambito del funky-jazz, con collaborazioni con nomi del calibro di Billy Preston (tastierista di Stevie Wonder, nonché dei Beatles, tanto per citare un paio di nomi grossi) e, più recentemente, con Billy Cobham (con cui hanno pubblicato il CD "Drum'n'voice - all that groove") e Stanley Jordan (recentissima è l'uscita di "dreams of peace").

Intervista:

Alessandro Arcuri: mi ricordo di voi, come "Novecento", quando eravate un gruppo pop, se non sbaglio.

Rossana Nicolosi: si, infatti abbiamo cominciato con un genere un po' diverso, però la nostra passione è sempre stata questa musica, fin da ragazzini, quindici - sedici anni; ovviamente poi per altri motivi, sai
come funziona con le case discografiche, si punta su altri generi un po' più commerciali. Comunque già nei nostri primi album c'erano delle influenze di questo tipo.

AA: Quindi la tua passione era l'acid jazz, la fusion…

RN: ho sempre avuto questa passione, però come ti dicevo abbiamo iniziato facendo una musica diversa, poi crescendo, pian pianino…

AA: vi siete "svincolati"…

RN: si, abbiamo realizzato il primo disco con Billy Preston, e da li è partito tutto; il disco è stato ascoltato da musicisti come Stanley Jordan e Billy Cobham che sono rimasti favorevolmente colpiti.

AA: diciamo che il pop vi ha dato la possibilità di rendervi indipendenti come produttori.

RN:certamente, comunque a noi continua a piacere anche il pop, non solo il jazz e la fusion… io amo anche altra musica, come quella di Peter Gabriel, Sting… ma in generale tutta la buona musica.

AA: dal punto di vista strettamente bassistico molti associano il pop, specie quello più commerciale, ad un ruolo del basso piuttosto limitato, magari anche doppiato da sintetizzatori…

RN: si, li si usava parecchio negli anni ottanta, e questo limitava l'uso del basso.

AA: appunto, trovi che sia una visione corrispondente alla realtà o c'è anche modo di esprimersi col basso nella musica pop?

RN: anche nella musica pop può capitare di esprimersi con il nostro strumento. Io prima parlavo della musica degli anni ottanta, periodo in cui si usava poco il basso, sostituito spesso dalle tastiere; infatti io nei primi dischi suonavo poco…
AA: però componevi…

RN: si, si, i pezzi li abbiamo scritti sempre tutti e quattro ma, nei dischi, per un'esigenza proprio di quel periodo io suonavo in pochi pezzi; poi per fortuna le cose sono cambiate e abbiamo cominciato a utilizzare più spesso anche il basso.

AA: nel frattempo ti tenevi in allenamento suonando in altre situazioni musicali?

RN: è vero, specialmente Dora ed io, meno impegnate in studio,suonavamo spesso anche nei locali o club, per divertimento, con altri musicisti, la musica che ci piaceva di più.

AA: ho notato sul disco di Billy Cobham, il suono del tuo basso è molto grosso e presente; da una delle foto all'interno della copertina ho dedotto che usi una cassa Trace Elliot, ma il basso non sono proprio riuscito a capire cos'è, cioè potrebbe essere un Fender come un Sadowsky… insomma non si capisce…

RN: quello è proprio un Fender, ma tu parli del disco di Billy Cobham?

AA: si, dietro di te si vede una cassa Trace Elliot.

RN: è vero, abbiamo utilizzato quella foto in cui suonavo dal vivo, ma nel disco non ho usato un ampli Trace Elliot.

AA: quindi sul disco cosa hai usato?

RN: noi di solito o andiamo in diretta o dall'ampli ci colleghiamo al mixer.In questo caso abbiamo usato un Gallien Krueger. Devo aggiungere che per la parte tecnica mi affido a mio fratello Lino che oltre a essere chitarrista è anche fonico.

AA: hai utilizzato un combo o un sistema testata più cassa?

RN: no, una testata.

AA: il suono sembra molto carico…

RN: quello è il suono del Fender, io adoro quello strumento. Ho avuto altri bassi, ho avuto un Alembic, un Frudua a cinque corde, che non è male, però alla fine il Fender ha il suono che preferisco.

AA: è un Jazz Bass, giusto?

RN: si

AA: cinque corde, mi sembra di sentire…

RN: no, il Fender è un quattro corde.

AA: ah, però!

RN: ma ho usato anche il Frudua a cinque corde… ha un bel suono anche quello.

AA: il suono è comunque uniforme su tutto il disco. Si sente la differenza quando usi, esempio, la tecnica slap, però in generale non si riesce a distinguere fra i due bassi.

RN: infatti abbiamo cercato di ottenere, col Frudua, un suono tipo il Fender. Siamo riusciti ad avvicinarci molto ed a volte anche io faccio fatica a distinguerli, nelle registrazioni. Ho visto che l'hai notato, allora…

AA: si, infatti pensavo fosse tutto suonato con lo stesso strumento.

RN: nel disco di Stanley Jordan ho suonato più il cinque corde, mentre in quello di Billy Preston ho usato sempre il Fender. Con Billy Cobham li ho usati tutti e due.

AA: parlando di Billy Cobham, che è usa specie di icona per i batteristi (ma in fondo anche nel pop, se si pensa a pezzi come "Stratus" o "Red Baron"), lavorare con lui è stato un seguire il suo estro o è stata una situazione più di collaborazione?

RN:mah, io mi sono trovata molto bene, poi sai che lui ha questo modo di suonare inconfondibile e particolare, che io ho sempre adorato, specie sul disco "Spectrum", che noi tutti abbiamo consumato a forza di ascoltarlo… è stato molto emozionante, per la verità, a suonare con un grande musicista come lui!

AA: avete fatto delle registrazioni live?

RN: si, abbiamo suonato a ruota libera, e poi selezionato ciò che ci interessava di più; e da li abbiamo cominciato a lavorare.

AA: un po' come Miles Davis in "Bitches Brew", anche se li era molto più estremo, perché mi sembra che sovraincidesse più takes di diverse sezioni ritmiche; voi invece fate una sorta di "copia e incolla" dei pezzi migliori?

RN: noi improvvisiamo come viene al momento, che poi sono le cose più belle, no? Spesso lasciamo tutto così. E'successo anche con Billy Preston; avevamo registrato qualcosa con lui e io poi ho voluto rifare il basso, perché c'era un errore. L'ho rifatto, togliendo l'errore, e lui poi ha preferito quello che avevo fatto prima, che per fortuna non avevamo cancellato. Il primo in effetti aveva il giusto feeling… risuonandolo non era più la stessa cosa.

AA: quindi registrate in digitale? Avendo conservato la traccia originale, intendo, o avevate a disposizione parecchie piste libere su nastro?

RN: per essere precisi attraverso il mixer analogico, registriamo su computer. Comunque, tornando al discorso di prima, sono cose tecniche nelle quali non sono molto coinvolta. Per esempio, non sono neppure un'appassionata di strumenti, come molti altri musicisti; non vado in giro a cercare le novità, sostanzialmente perché mi piace il Fender che ho, ovunque lo colleghi ha sempre quel bel suono e non devi stare troppo a smanettare.

AA: comunque ascoltando le tue parti sul disco di Cobham non è che sembrassero troppo delle improvvisazioni, non si sente, per esempio, un musicista che parte per la tangente perché magari ha voglia di fare chissà che, cosa che si rivela essere uno dei rischi nelle improvvisazioni.

RN: non è che intendessi una vera e propria improvvisazione così come la si intende nel jazz, quello che volevo dire è che suonando insieme può capitare di fare una cosa bella che è meglio non modificare. Quindi dopo aver suonato liberamente, in un secondo tempo scegliamo le parti più interessanti.

AA: come fosse una prova registrata dalla quale poi si estraggono le parti migliori?

RN: esatto, proprio così.

AA: certo, mi interessava sapere se ci sono stati anche interventi successivi.

RN: si, si, ci sono.

AA: e con altri grossi nomi? Con Stanley Jordan l'approccio è stato simile?

RN: si, anche se non ho suonato insieme a lui, perché le mie parti di basso le avevo già registrate; con Jordan noi abbiamo scritto i brani, poi lui si è inserito, e poi insieme abbiamo sviluppato i temi.

AA: immagino che non sia facile star dietro ad uno con una personalità così forte sullo strumento. Non è che alla fine vi trovate meglio a lavorare su cose esclusivamente vostre, anche se poi non c'è il veicolo di un nome già molto famoso?

RN: no, per quello no, è bello anche lavorare in questo modo, con questi musicisti che hanno una forte personalità. Ho capito cosa intendi dire, potrebbe essere difficile entrare in sintonia, però non abbiamo avuto problemi.

AA: tu dai anche lezioni o sei coinvolta in altre attività tipo seminari o corsi di musica?

RN: no,ho avuto qualche allievo, ma insegnare non è la mia passione, essendo stata io stessa autodidatta. Ho studiato poco nel senso "accademico" del termine, ho imparato molto dai dischi dei mostri sacri, nota per nota. Ho seguito qualche lezione, ma più che altro ho ascoltato tanti dischi e ho suonato molto.E quindi non ho insegnato molto, perché non avendo io stessa frequentato una scuola non è che abbia un metodo vero e proprio.

AA: e la tua influenza principale, qual è?

RN: Pastorius mi piace tantissimo, poi Anthony Jackson, Jeff Berlin, Tony Levin, Me'Shell N'degèOcello, Gary Willis… un po' tutti… mi piace ascoltare; e da ragazzina passavo le mie giornate a tirare giù i pezzi di Pastorius, ma anche dei Doobie Brothers… un genere diverso ma mi piaceva tantissimo, e anche gli Earth Wind and Fire.

AA: quindi ad uno che volesse iniziare a suonare il basso consiglieresti di attaccarsi al lettore di CD ed imparare da li?

RN: no, una guida ci vuole sempre, però secondo me è importante ascoltare musica e suonarci sopra; poi puoi fare lezioni per l'impostazione e per una preparazione musicale… però bisogna ascoltare tanta musica e suonare tanto nei locali. Io l'ho fatto per molto tempo; adesso suono un po' meno in giro perché ho avuto un bambino. In questo periodo suono più in studio.

Rossana e Stanley JordanAA: ma anche li è bello, perché vedi i tuoi pezzi nascere…

RN: si, e poi è sopra casa nostra, quindi è anche comodo! Tornando al discorso del "live", abbiamo iniziato il tour di Stanley Jordan con la prima data a Dubai; ecco lì ad esempio non ho potuto esserci, perché il mio bimbo è ancora molto piccolo, ma non mancherò nelle date più vicine. Per questo motivo c'è un bassista in sostituzione.

AA: chi è il bassista che ti sostituisce?

RN: si chiama Paolo Romano; è molto bravo, ma soprattutto si trova molto bene con Mimmo Campanale, batterista che suona con noi da tanti anni.

AA: cosa che trovo fondamentale!


Grazie a Clara Salina per il suo aiuto


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