Domanda: Come sei giunto all'attuale progetto con Al Di Meola e Jean-Luc Ponty?
Stanley Clarke: Da anni Al ed io parliamo di diversi progetti che vorremmo fare insieme. Pensavamo di fare qualcosa di elettrico, ma abbiamo accantonato l'idea abbastanza presto. Poi abbiamo pensato ad un progetto acustico: Al ha portato Jean-Luc Ponty. In un primo tempo volevamo formare una band più grande con batterista, percussionista ed un secondo chitarrista, ma alla fine abbiamo pensato che fosse più eccitante un trio ed abbiamo iniziato a provare questa produzione. Ci siamo messi a suonare tutto il giorno nello studio a casa mia e le cose hanno cominciato a funzionare molto bene. Pensammo subito di fare una tourneé, ma Jean Luc telefonò una settimana più tardi dicendo che per il momento preferiva lasciar perdere l'idea. Un anno più tardi Al ebbe da un agenzia l'offerta di un tour europeo e mi domandò se avessi voglia di partecipare. Ho detto di sì per diversi motivi: anzitutto era un ottima occasione per uscire dallo studio in cui ero occupato da molto tempo con musica da film, giusto per cambiare un po d'aria e trovare nuove ispirazioni. In secondo luogo si trattava di un tour senza grosse complicazioni visto che dovevamo suonare "solo" acusticamente; quindi senza organizzazione gigantesca e tanta gente, come succede invece per le bands elettriche. Inoltre volevo assolutamente suonare con Jean-Luc che mi aveva affascinato. Ecco come è nato questo tour.
Domanda: A quel tempo c'era già un idea musicale ?
Stanley Clarke: a dire il vero no. Non sapevamo ancora con precisione il suono che avrebbe avuto la nostra musica e soprattutto non riuscivamo ad immaginare le reazioni del pubblico.
Domanda: Qual'è stata poi la reazione?
Stanley Clarke: Molto buona e noi stessi abbiamo trovato validi tutti i concerti, da ogni punto di vista; un buon motivo per continuare. Abbiamo registrato un album ed ora stiamo facendo già il secondo tour, questa volta piuttosto lungo.
Domanda: Avete scritto i brani dell'album su misura per questa formazione?
Stanley Clarke: In parte è materiale del primo tour, ma ci sono brani nuovi scritti appositamente per il disco. Abbiamo fatto un anno di pausa tra il primo tour ed il disco; così ognuno ha avuto tempo ed ispirazione sufficiente per scrivere i brani per la band.
Domanda: Per te questa formazione rappresenta una sfida musicale?
Stanley Clarke: Certamente. Mi sono reso conto realmente di quanto un bassista si sintonizzi su un batterista. Tutta la libertà che hai di solito, in questa band scompare. D'altro canto questa esperienza ha intensificato il nostro groove. Riuscire a produrre la stessa intensità ritmica che si ottiene con la presenza di un batterista è stata una grossa sfida per tutti noi. è anche più difficile se consideri che non puoi trascurare la melodia e le armonie mentre badi al ritmo. In una formazione acustica tanto "intima" non c'è nulla dietro cui potersi nascondere. è stato particolarmente difficile imparare ad accompagnare la chitarra durante gli asilo. Non appena finisce la parte ritmica della chitarra c'è il rischio che l'intensità ceda; inizialmente infatti veniva a crearsi un buco e di conseguenza Jean-Luc era costretto ad assumere un ruolo di accompagnamento armonico. Per lui è stata una novità assoluta in quanto non ha mai dovuto fare l'accompagnatore in tutta la sua vita. è stato divertente... ogni tanto gli dicevo: "Finalmente devi lavorare sodo anche tu". Ma adesso tutto funziona a meraviglia.
Domanda: In molti progetti del passato hai avuto sempre moltissima libertà esecutiva; spesso avevi anche un secondo bassista cui era affidata la funzione normale del basso. Questo progetto avrà comportato un cambiamento notevole...
Stanley Clarke: Si, ho scoperto soprattutto il piacere del ruolo di accompagnatore sul contrabbasso, contrariamente al basso elettrico, dove accompagnare mi annoia incredibilmente. Non mi piace per nulla, non mi diverto più...non perché magari ho qualcosa contro i chitarristi o i sassofonisti, ma semplicemente perché l'ho fatto troppo spesso; lo faccio ormai da vent'anni. Nella mia band lavoro solo come solista e suono il basso come se suonassi la tromba o una chitarra. Per la parte di basso vero e proprio ho sempre avuto un secondo bassista. In realtà non so per quale motivo le cose vadano diversamente sul contrabbasso; con questo strumento invece mi piace accompagnare...forse perché era il mio primo strumento...
Domanda: E i concerti?
Stanley Clarke: Il pubblico è fantastico. Penso che la maggior parte degli spettatori ci conosca già da altri progetti; ma non tutti hanno sentito il nostro disco attuale. Suoniamo in posti diversissimi, dalle sale per concerti classici fino alle grandi arene, compresi concerti open air. La gente ci sente direttamente, sente il nostro suono puro. I miei assoli vengono accompagnati solamente da una chitarra; il mio suon lo senti in una forma primordiale e lo stesso vale per gli altri. Non ci sono i trucchi spesso utilizzati nel jazz elettrico che ti permette di variare il suono con grande facilità... ti servono più bassi, più volume? Non c'è problema: basta girare due controlli e sei servito. Sul basso acustico invece devi fare tutto tu da solo: l'intonazione, il volume ed ovviamente il sound. è sempre stato interessante, una sfida per molti musicisti. Ma anche i musicisti rock e pop conoscono questo modo di suonare, basta pensare alla serie Unplugged di MTV.
Domanda: Ci sarà un nuovo disco elettrico?
Stanley Clarke: Ho messo insieme una band, "The bass-ic Music Company"; tutta gente nuova, giovane con la quale registrerò il primo album tra breve. Dovrebbe essere pubblicato in primavera e faremo forse un tour che forse arriverà fino in Europa.
Domanda: Qual'è l'orientamento musicale di questa band?
Stanley Clarke: Difficile da spiegare: è una miscela tra musica jazz e musica pop. Ci sono addirittura alcuni pezzi cantati. Gli altri musicisti sono ragazzi giovani che suonano molto bene e con molto groove e soul. Ho sviluppato delle cose nuove soprattutto per le parti di basso. Suono il contrabbasso insieme a strumenti elettrici. Sono molto curioso della reazione del pubblico. A dire il vero è proprio il progetto "The Rite Of String" che mi ha fatto riscoprire il contrabbasso. Per anni l'ho suonato solo raramente. Uno si sente quasi perso soprattutto suonando con un batterista, già solo per il volume. Ora mi diverto di nuovo ed ho delle ottime idee per questo strumento. Ma utilizzeremo anche un basso elettrico.
Domanda: Quali bassi suoni attualmente?
Stanley Clarke: Sempre ancora gli Alembic. Ad essere sincero non ho mai trovato di meglio. Ne ho una bella collezione...non so neppure quanti siano. Però suono anche altri bassi di altre marche, ad esempio un Ken Smith. Come probabilmente ogni altro musicista, anch'io provo diversi strumenti ed apparecchiature. Dal vivo suono soprattutto amplificatori SWR.
Domanda: Per finire vorrei che dessi un suggerimento ai giovani musicisti.
Stanley Clarke: Importantissimo esercitarsi molto. Ancora più importante avere un obbiettivo concreto, badando però che questo obbiettivo sia raggiungibile; e allora vale la pena di perseguirlo con costanza. Molti giovani musicisti restano a casa e si esercitano secondo il motto: "devo diventare bravissimo e quando lo sarò qualcuno mi chiamerà ". Secondo me è la strada sbagliata: da solo non arrivi da nessuna parte. Dico a tutti: "Esci e suona!".
Altre registrazioni con: Horace Silver, Joe Henderson, Pharoah Sanders, Stan Getz, Carlos Santana, Aretha Franklin, Gato Barbieri, Airto Moreira, Flora Purim, Joe Farell, Al Di Meola, Geoge Benson, Freddie Hubbard, Maynard Ferguson, John McLaughling.