
Bob Daisley è un altro di quei bassisti che possono vantare un curriculum davvero invidiabile: Chicken Shack, Widowmaker, Rainbow, Ozzy Osbourne, Uriah Heep, Gary Moore… questi sono solo alcuni dei grandi nomi del Rock con i quali ha collaborato attivamente.
Possiede una collezione davvero impressionante di strumenti vintage
"conservati in una segreta di un castello lontanissimo, circondato da un fossato pieno di coccodrilli e da filo spinato elettrificato, il tutto al centro di un grande campo minato" (parole sue), che consiglio caldamente a tutti di visionare (
www.bobdaisley.com); è proprio parlando di strumenti vintage che inizia la nostra piacevole chiacchierata. Bob ha esattamente 9 anni meno di me, ed essendo nato il 13 febbraio non poteva che essere una gran brava persona...
BV: La tua è una delle più grandi e belle collezioni di strumenti vintage che io abbia mai visto (e davanti alla quale ho copiosamente "sbavato"); considerato che la liuteria ha compiuto passi da gigante negli ultimi 40 anni, e considerato che una Superstar come te riceverà decine di offerte di endorsement ogni giorno: che c'è di così buono negli strumenti vintage?
BD: C'è una cosa che non può essere creata, riprodotta o acquistata: l'età. Parlo dell'età del legno in uno strumento vintage, ha un suono differente rispetto a quello del legno nuovo. Inoltre preferisco gli strumenti vintage anche perché esercitano un fascino come parte della storia musicale. Molte volte, mentre provavo un vecchio basso in un negozio, mi

è stato detto "questo ha le canzoni dentro", ed io riesco a capire cosa vuol dire. Uno strumento che è stato in giro per un sacco di tempo, suonato da un sacco di gente in differenti circostanze, mantiene l'energia e le vibrazioni... ed è come se le canzoni aspettassero solo di uscire fuori. Alcuni strumenti hanno questo tipo di feeling, altri no. Inoltre, credo che per me conti anche il lato nostalgico della cosa... mi ricordo di quando, nel 1963/64 ammiravo nelle vetrine dei negozi i nuovi Fender "Custom Colour", e mi dicevo "Wow! Un giorno...". In sostanza, io credo che Leo Fender abbia fatto centro nel 1951 con il primo Precision, e che abbia raggiunto il massimo nel 1954 con l'avvento del Precision "contoured body". Non tutti gli strumenti della mia collezione sono Fender, ma molti sono vintage, ed io li amo tutti.
BV: Una volta si diceva che Niki Lauda era un grande perché era anche un grande meccanico: ti occupi personalmente dei tuoi bassi? Sei un fanatico della perfezione ad ogni costo?
BD: Beh, mi piace occuparmi personalmente del mio strumento! Anche quando ero in tour ed avevo un tecnico personale, ero io quello che cambiava le corde, perchè questo mi fa sentire molto più "connesso" allo strumento. Mi occupo di tutti i miei bassi, e spesso li pulisco e li lucido (con il
Dr. Duck's Axe Wax), e tratto le tastiere con olio di limone. Per quanto riguarda le corde, di solito le cambio quando necessitano di essere cambiate, e non per "l'apparenza".
BV: Tu hai scritto alcune tra le linee di basso che oggi sono considerate leggendarie: qual'è per te il tipo di situazione più prolifica in questo senso? Suonando con il gruppo, oppure certe cose ti sono uscite fuori mentre eri da solo a studiare il brano?
BD: Mah, credo che sia accaduto in tutte le situazioni, compresa quella dell'ultimo minuto prima di registrare. Tra l'altro, grazie per averla messa in questi termini!
BV: Per un musicista della tua esperienza, cosa significa oggi la frase "essere soddisfatti"?
BD: Essere profondamente e sinceramente felice per ciò che si è espresso musicalmente, e inoltre sapere che altri lo possano capire ed apprezzare.
BV: Esiste un batterista col quale avresti voluto suonare?
BD: Charlie Watts e John Bonham.
BV: Leggo nel tuo sito che prediligi registrare il basso microfonando l'amplificatore: qual'è il tuo setup preferito in studio?
BD: Si, preferisco il solo suono dell'amplificatore, niente D.I. (Direct Input). Su "Long Live Rock and Roll" dei Rainbow ho usato una delle testate Marshall portate a 200W di Ritchie (Blackmore, n.d.r.) collegata ad una 4 x 12", ed ho usato una testata Marshall (di Randy Rhoads) anche su "Blizzards of Oz" di Ozzy. Poi mi piace usare un Ampeg VB4 o l'SVT, ed una cassa Ampeg 8 x 10". Mi piace anche il vecchio Acoustic 360.
BV: Tu sei un musicista autodidatta: trovi che tutti questi video didattici e gli innumerevoli clinics di basso siano una buona cosa per imparare, o pensi che in qualche caso chi li produce lo fa per semplice esibizionismo?
BD: Io non sono mai stato il tipo che fa i video, ma ad un sacco di gente piace (credo). Probabilmente, ad alcuni piacerà anche il lato esibizionista della cosa, ed anche questo può essere okay... io però non credo che ne farò mai uno.