Il basso che vi vado a presentare è una delle tante variazioni sul tema Fender JazzBass.
Molti di voi si chiederanno cosa ci sia di così tanto particolare nei Sandberg California rispetto ad altri strumenti simili, veri Fender inclusi. Fondamentalmente nulla di esoterico se non un’accurata selezione dei materiali usati, una costruzione e una cura perfetta unita alla possibilità di creare lo strumento proprio come lo si desidera.
L’ordine:
Come dicevo il prodotto Sandberg si caratterizza, oltre alla sua qualità, per un’elevata cura verso il cliente che, in fase d’ordine, può scegliere direttamente tutto ciò che concerne l’estetica del proprio basso; legni, PU (dall’intero catalogo Delano), elettronica (passiva, attiva due bande, tre bande), colore, battipenna, inlay sulla tastiera (tipo e materiale), hardware (cromato, dorato, ecc), insomma viene dato ampio spazio alla propria fantasia con l’unico svantaggio di dover aspettare un po’ di più per averlo (attualmente siamo sui tre mesi).
Caratteristiche dell’esemplare in mio possesso:
Corpo: frassino europeo in due pezzi in finitura “soft-tobacco”.
Manico: avvitato, monopezzo in acero canadese con regolazione truss-rod alla paletta.
Tastiera: riportata in acero canadese, 22 tasti con zero fret.
Ponte: marchiato Sandberg in stile ABM con intercorda regolabile.
Meccaniche: Vintage aperte in configurazione 4+1
Pickup: due singoli hum-cancelling Delano JMVC5 FE, ceramici con poli maggiorati da 9,5mm
Elettronica: Sandberg due bande cut/boost, disattivabile e con tono passivo.
Impressioni sulla costruzione:
C’è poco da dire: il basso si presenta solidissimo, solo a guardare le sei viti che legano il manico al corpo si ha un senso di sicurezza.
Costruttivamente perfetto non ci sono segni di sbavature nell’assemblaggio e nella verniciatura, tutti gli incastri e le fresature per i pickups sono realizzati a regola d’arte così come la tastatura che è ottimamente rifinita senza lasciare sporgenze lungo i bordi che possono infastidire la mano.
Meccaniche ottime con possibilità di variarne la resistenza in modo da adattarle alle proprie esigenze di accordatura, ponte massiccio in grado di regolare intonazione, action e intercorda da un minimo di 18mm ad un massimo di 19,5mm.
Insomma per lo stesso prezzo di un Fender American Standard la qualità è molto più alta.
Impressioni di guida.
Il manico è, pur nelle sue dimensioni generose, molto comodo dato che il retro si presenta in formato “soft C-D” e permette di articolare la mano in maniera comoda senza stancarsi tanto sui primi tasti quanto sugli ultimi. L’accesso alla parte alta della tastiera è garantita da un taglio della spalla inferiore più profondo rispetto al classico JazzBass e la velocità di esecuzione è facilitata dal radius della tastiera che è di 14”, quindi molto più piatta dello standard Fender (9,5”).
Per i più maniaci dei dati tecnici allego tutte le misure di manico e tastiera:
Radius: 14”
Larghezza allo zero fret: 45mm
Spessore al 1° fret: 21mm
Larghezza al 22° fret: 73mm
Misura dei fret installati: 2,8mm
Per il resto la suonabilità è quella classica di questo strumento, pregevole anche il bilanciamento, con una Comfort Strap se ne sta su bello dritto da solo senza che la paletta tenda a scendere verso terra.
Altra cosa che mi ha stupito è l’elettronica Sandberg, silenziosissima, assolutamente inesistente se in flat e senza fastidiosi cambiamenti di volume se bypassata. Gli alti non sono invadenti e, anche boostati al massimo, non “soffiano”, i bassi invece regalano un bel suono “dubboso” se esasperati.
In versione passiva il basso suona leggermente più “aperto” (un minimo di compressione viene sempre introdotta da un’elettronica attiva) ma, come dicevo, esattamente con lo stesso volume cosa che risulta utile per non impazzire sul palco, il tutto senza il minimo “pop” durante la commutazione. In versione passiva è anche presente il tono (passivo anche questo) in grado di regalarci tutti quei suoni nasali che ogni buon JB d’annata sa dare. A proposito del tono passivo per non appesantire lo strumento di un altro controllo il tono passivo “condivide” lo stesso potenziometro degli alti (da zero a metà corsa) che quindi assolve ad una duplice funzione a seconda che l’elettronica sia bypassata o meno.
I pickup sono, come dicevo, dei Delano J-style ceramici con dei poli enormi (come per i pickup degli StingRay) e, internamente, in configurazione humbucker, cosa che contribuisce ulteriormente alla silenziosità dello strumento che è anche ottimamente schermato.
Il suono che si ottiene dallo strumento è di impronta relativamente moderna pur non raggiungendo livelli di bassi come Fodera o Elrick, insomma i patiti del JazzBass del 62 non si troveranno a proprio agio.
In fingering dimostra un attacco veloce e buon sustain, molto lirico sui fraseggi eseguiti sulla seconda ottava e, in generale, suona con il tipico growl che ci si aspetta da un buon JazzBass, come dicevo un filo più composto e definito grazie alla combinazione dei pickups ceramici ed elettronica attiva.
Con lo slap il basso tira fuori un suono molto Milleriano, e dati i legni non si avevano dubbi, ma la cosa paurosa è suonarci sopra con un plettro dove si ottengono con facilità suoni veramente devastanti, aggressivo e ringhiante al punto giusto caratteristica che rende lo strumento adattissimo anche a generi più pesanti.
Contro.
Dove sta la fregatura?
L’unica che ho trovato è che questo California non è certo un basso per chi ha la schiena delicata, il bestione pesa la bellezza di 5 Kg, insomma non proprio una piuma, obbligatoria una tracolla larga e ben imbottita per non terminare le prove/esibizioni con dei dolori alla spalla.
Per i “fragili” di schiena meglio optare per un corpo in ontano risparmiando così quasi un chiletto.
Prezzo.
Data le varie opzioni di customizzazione è impossibile dare un prezzo preciso quindi per qualsiasi informazioni sui bassi Sandberg potete rivolgervi a www.basszone.it.