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domenica, 19 maggio 2013 11:35
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I Rivolti Stampa E-mail
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Scritto da Jigen   

I Rivolti 

Spulciando un pò la rete ho notato che spesso si parla dei rivolti, e del loro uso nella creazione delle linee di basso, in maniera molto schematica, limitandosi a dettare alcune regole.
Si arriva a capire in quali "condizioni" si possono suonare col basso note diverse dalla tonica, e anche "come" suonarle, raramente viene detto il PERCHE' decidere di suonare un rivolto e non la tonica.


Inizialmente ci potremo limitare all'analisi dei rivolti e ad esempi del loro uso solo per le triadi, successivamente ne vedremo l'applicazione con quadriadi (accordi di settima), e dopo in casi di accordi a 5 o più voci, o policordi.


Ovviamente, almeno in questa prima fase, non ci preoccupiamo della condotta delle parti, ma ci limitiamo a studiare l'andamento della linea di basso (e al limite della nota più acuta dell'accordo, detta "al canto").



Fatte queste premesse, cominciamo dalle fondamenta, ovvero con la

DEFINIZIONE DI RIVOLTO


molto semplicemente:
"se la nota più bassa dell'accordo è la fondamentale*, l'accordo si dirà in posizione fondamentale (o in stato fondamentale), se la nota più bassa è la 3a 5a 7a 9a etc etc, avremo rispettivamente primo, secondo terzo quarto etc etc rivolto".
*si definisce fondamentale la nota che da il "nome" all'accordo:  REmaggiore=nota RE, MIminore=nota MI, etc etc

ad esempio per una triade di do maggiore:

Fig. 1
fondamentale: C-E-G,
1 rivolto: E-G-C,
2 rivolto: G-C-E.
Ascolta il sample.


dal punto di vista analitico, ovvero per stabilire la successione degli accordi, questi tre insiemi di note sono la stessa cosa (ovvero una triade di DO maggiore) ma ci accorgiamo subito che hanno sonorità diverse fra loro...teniamolo semplicemente a mente per ora, ci tornerà utile più avanti.




PRIMO RIVOLTO:



prendiamo una semplice progressione, (dal canone pachelbel):

D | A | B- | F#- | G | D | G | A | (D)

compaiono 5 triadi:
D  = d-f#-a
A  = a-c#-e
B- = b-d-f#
F#-= f#-a-c#
G  = g-b-d

imponiamoci di usare la posizione fondamentale o il primo rivolto, ovvero di suonare, col basso, solo la tonica o il terzo grado di ciascun accordo.
avremo parecchie combinazioni (256 per la precisione), scegliamone alcune "a caso" come esempio (fig.2):



Sample a)  - Sample b) - Sample c) - Sample d)

nelle figure ho indicato con il rosso quando il basso sta suonando un rivolto.

ancora prima di partire con l'analisi, notiamo subito che i casi che suonano più "naturali" sono, oltre al caso "a" (tutte toniche), la seconda battuta del caso "b", e tutto il caso "d".

ci accorgiamo per prima cosa che i punti in cui non si sentono "strani" salti armonici quando usiamo un rivolto sono quelli nelle quali il rivolto è, come si suol dire, "preparato"; ovvero nelle quali si arriva alla nota diversa dalla tonica con un movimento melodico o, ancora più semplicemente, quando la nota suonata dal basso è ad una distanza di un tono o di un semitono dalla nota precedente.
...e se arriviamo al rivolto da distanze maggiori? beh, a parte rari casi (ultima nota caso "d" ad esempio), può sembrare che il basso stia "sbagliando" accordo... (battuta 1 caso "b")

da qui ricaviamo la prima delle tre "buone norme" classiche nell'uso dei rivolti, ovvero:
"il rivolto sia preparato" (1)



negli esempi successivi ci rifaremo anche ad altre due "norme" tradizionali (che a breve spiegheremo):

"il rivolto suoni una nota diversa dal canto" (2)
"il movimento del basso sia per "moto contrario" rispetto al canto" (3)

teniamo a mente queste tre condizioni, negli esempi vedremo quando rispettarle e quando non farlo, e che effetti ha sulla sonorità.



il consiglio di usare una nota diversa da quella al canto (2) è data dal fatto che in tal caso si crea uno stato di "ambiguità" armonica.
ad esempio prendiamo un mi cantato su un DOmaj7 (fig.3);
se suoniamo un do con il basso, il senso armonico di quell'accordo rimane molto chiaro, se suoniamo invece un mi quell'insieme di note assume un "sapore" di MImin (con l'aggiunta della sesta).


Ascolta il  sample.

possiamo aggiungere alle conclusioni precedenti, a questo punto, che l'uso del rivolto non solo può dare un "buon movimento" alla linea del basso, ma dà "profondità" armonica, è un effetto del quale possiamo (o dobbiamo) tenere conto in fase di composizione o arrangiamento perchè, se usato occasionalmente, può essere un ottimo modo per far "respirare" un'armonia un pò "statica".


altra cosa che notiamo è che si ha un risultato sonoro più "coerente" con lo sviluppo armonico, quando il rivolto è usato su un accordo "di passaggio" (nel caso "d" ad esempio).
possiamo usare quindi i rivolti con maggiore leggerezza su accordi "transitori", mentre dobbiamo stare molto attenti se vogliamo usare un rivolto sotto un "punto cardine" dell'armonia del pezzo.


l'evitare (3) il moto parallelo*, infine, è un retaggio dell'armonizzazione classica, e della condotta delle parti:
anticamente era NECESSARIO che il senso armonico fosse sempre chiaro e sottolineato (tralasciamo che i grandi compositori se ne fregassero tranquillamente...), ma con l'evoluzione che la musica ha avuto da più di un secolo, oggi non abbiamo più "paura" di sentire delle "ambiguità" armoniche, anzi, queste hanno arricchito il linguaggio espressivo quindi, una volta consci del risultato che andiamo ad ottenere, possiamo trascurare anche questa "regola".

*si dice moto parallelo fra due voci quando, al salire dell'una, l'altra sale o, allo scendere dell'una, l'altra scende. il viceversa è detto moto contrario.




tutto il discorso è stato condensato da arnold shoenberg in queste semplici parole:
[in corsivo]"per la valutazione armonica, cioè per stabilire la successione dei gradi, non ha importanza che un accordo sia in posizione fondamentale o in rivolto. di contro l'uso dei rivolti è adatto alla formazione di sfumature ritmiche e melodiche; perchè se la posizione fondamentale, essendo la perfetta imitazione del suono naturale, rappresenta la forma più forte di accordo, le due diverse imitazioni sono forme pù deboli, ne deriva automaticamente che le tre forme possono avere tre pesi diversi"




fatte queste premesse, passiamo ora ad esempi pratici:



[segue parte 2]

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