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mercoledì, 22 maggio 2013 19:04
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La Storia dei Bassi Warwick Parte I Stampa E-mail
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Scritto da Mr.Rabble   


La Storia dei Bassi Warwick Parte I  

 

Premessa

Essendo appassionato di questa marca, nel corso di questi anni ho raccolto molte informazioni sui bassi Warwick.
In questa ricerca, ho approfondito anche alcuni argomenti che fanno parte della storia ‘non ufficiale’ della Warwick. Pur ritenendo assolutamente attendibili le informazioni in mio possesso, ho preferito non riportarle per intero in questo scritto, omettendo quindi alcuni fatti e avvenimenti. Queste omissioni non significano comunque che quanto riportato non corrisponda alla verità; semplicemente avrei potuto dire di più su alcune questioni, più o meno spinose.
Con il passare degli anni, il proliferare dei modelli e le modifiche apportate, è diventato sempre più difficile riuscire a censire le caratteristiche dei modelli stessi. Tenete presente che neanche in Warwick hanno tenuto traccia di tutte le evoluzioni, e spesso si affidano alla memoria dei pochi che sono lì da sempre.
Quindi è possibile che qualcuno di voi abbia uno strumento con le caratteristiche diverse da quelle che io ho cercato di schematizzare.
Approfitto anche per ringraziare alcune persone, che mi hanno aiutato (anche inconsapevolmente…) a realizzare questo articolo:
Stefen Manz (ex Warwick)
Dana Teague (Dana B.Goods)
Massimo Massbass
Armando Pugliese alias Dreadhead

Buona lettura!



 

Gli Inizi

La Warwick è nata nel 1982.
La storia della Warwick è liberamente visibile sul sito, quindi evito di riportarla qua.
Vale la pena ricordare che Hans Peter Wilfer è figlio d’arte e che quindi, fin da ragazzino, passa più tempo tra legni e liutai che non sui campi di calcio come normalmente si fa a quell’età.
Pur essendo piuttosto giovane, nel 1982 ha già accumulato una certa esperienza sull’arte di costruire strumenti e sulle caratteristiche dei legni.
Sfruttando i contatti già allacciati dalla Framus del padre, Wilfer nei primi anni accumula e stagiona un vero e proprio tesoro di tavole di legna di ottima qualità, che garantiranno l’approvvigionamento di materia prima per un bel periodo.
La Warwick degli inizi è ovviamente molto diversa da quella che conosciamo oggi, per dimensioni e filosofia. Nel 1984 la capacità produttiva si attesta intorno ai 60/70 strumenti al mese.
Bisogna ricordare che nei primi anni i Warwick sono strumenti pressoché interamente fatti a mano, quindi l’unico modo per ampliare la capacità produttiva è quello di aumentare il numero dei liutai.

 



 

NOBBY MEIDEL 1982-1992

Costruito in collaborazione con un bassista tedesco, per l’appunto Nobby Meidel, era un basso headless ispirato allo Steinberger.
Il Nobby Meidel è stato prodotto dal 1982 al 1992, in un migliaio di esemplari. Ha rappresentato una sorta di palestra per Wilfer, che vi ha applicato le sue convinzioni e conoscenze sulle caratteristiche dei legni.
Il Wengé viene ad esempio utilizzato per la prima volta nel manico del Nobby Meidel.
Il corpo è in Palissandro e, dopo alcuni esperimenti iniziali, il manico è in laminati di Wengé e Palissandro.
Il Nobby Meidel segna anche l’inizio di una lunga e proficua collaborazione tra Warwick e Schaller. È infatti quest’ultima a realizzare il ponte speciale per questo basso, su specifiche fornite dalla Warwick.
Inizialmente i pickups previsti sono EMG e Schaller, a partire dal 1984 è possibile richiedere anche pickups ed elettronica Alembic. A questo proposito, il Nobby Meidel è il primo basso non marchiato Alembic a montare l’elettronica di Ron Wickersham. Fino ad allora infatti la Alembic non aveva mai concesso l’utilizzo della propria elettronica a terzi.
In collaborazione con la Sennheiser, viene anche realizzato un modello particolarissimo, che incorpora un sistema wireless, chiamato Researcher I.
Prima di passare ai più celebri modelli degli anni a seguire, è interessante sottolineare che Wilfer, almeno inizialmente, è fermamente convinto che il futuro del basso elettrico sia rappresentato proprio dagli headless. In questo periodo, nelle intenzioni il nuovo strumento (che poi sarebbe divenuto il Thumb) avrebbe dovuto essere senza paletta…

 



 

STREAMER 1984-85

Il disegno del body è in realtà un brevetto di Ned Steinberger, che da anni era già utilizzato da Stuart Spector. Questo fatto finirà con il causare una annosa controversia tra la Spector e la Warwick.
Tornando allo Streamer, i primissimi esemplari mostrano l’evidente ispirazione dello Spector NS. La paletta non è ancora quella tipica della casa, ma pressoché identica a quella Spector, con le meccaniche non inclinate.
Dallo Spector lo Streamer mutua anche la forma affusolata del body.
E infatti, sul copri trussrod, inizialmente compare la scritta “Licensed by Spector”.
Credo che questa scritta sia sparita quando è comparsa la W in madreperla sulla paletta.

la prima paletta



Quello che cambia molto rispetto allo Spector è la scelta dei legni.
Visto che siamo italiani, fa piacere ricordare che uno dei 2/3 bassisti coinvolti nel progetto di realizzazione dello Streamer è Ares Tavolazzi.
Il manico è un laminato in 5 pezzi, 3 grosse strisce di Wengé intervallate da due sottili strisce di Acero. La tastiera è in Wengé. Le 2 ali del corpo sono in Ciliegio.
I primissimi Streamer hanno anche altre caratteristiche che diventeranno tipiche dei Warwick.
Come il Nobby, e come i modelli neck through a seguire, lo Streamer è un basso finito naturale. In realtà esistono anche esemplari di Warwick colorati fin da questi anni, ma pare che si trattasse di una soluzione di ripiego. Del resto, si sa, la vernice coprente …… copre!
L’elettronica è in pratica la MEC a 2 vie, già sviluppata sul Nobby e giunta pressoché immutata fino ai giorni nostri. È opinione abbastanza diffusa, ed errata, che l’elettronica MEC sia stata introdotta più tardi, contestualmente all’introduzione dei pickups MEC.
I Warwick con elettronica non MEC sono il frutto o di una customizzazione richiesta all’acquisto o fatta a posteriori dal cliente.
Per i primi anni Warwick non sviluppò una propria linea di pickups, ma si rivolse ai produttori specializzati, cosa del resto tipica per i bassi di quel livello.
Le opzioni previste erano principalmente EMG, Bartolini, Seymour Duncan, OBL (by Bill Lawrence)e Alembic.
Lo schema dei pickups dello Streamer è durato fino ai giorni nostri, quindi P + J. Un’altra caratteristica mutuata dallo Spector è che i 2 elementi del P sono invertiti rispetto alla norma, quindi i magneti del RE e del SOL si trovano più al manico rispetto a quelli del MI e del LA.
Il ponte è lo Schaller 3D, e Schaller sono anche i potenziometri, le meccaniche e i segnatasti.
La pila per l’alimentazione è alloggiata direttamente nello scasso dell’elettronica.
Altre caratteristiche molto importanti sono il celebre capotasto in ottone, il  Just-A-Nut 1 (che non si chiamava ancora così) e i tasti di dimensioni jumbo, fatti con una speciale lega di bronzo e argento, dal caratteristico colore dorato, e (a detta della casa) ingrediente fondamentale nel suono degli strumenti Warwick.
Il suono di questi Streamer è sicuramente interessante, in particolare per le caratteristiche dei legni.
Da una parte il manico in Wengé/Acero, aggressivo e brillante, dall’altra il corpo in Ciliegio che conferisce calore e pastosità, ma sempre nell’ambito di un suono definito, mai fangoso. Il risultato è un basso dal timbro originale, grintoso ma anche capace di essere docile e pacioso. Già in questa prima incarnazione di Streamer troviamo il caratteristico ringhio (dovuto all’abbondanza di Wengé nel manico), che sarebbe poi stato immortalato nello slogan “Sound of wood”. Oltre alla spiccata capacità di bucare il mix, prerogativa dei Warwick fin dalla prima ora.

 



 

STREAMER 1985-87

Nel corso del 1985 la paletta viene modificata, e assume l’aspetto attuale, con una linea meno tozza di quella Spector style; in seguito le meccaniche vengono inclinate.


 paletta transitoria, la forma è già quella definitiva, le macchinette non sono ancora inclinate



 
ciliegio + acero

In questo periodo le strisce di Acero del manico sono sostituite da strisce in Ciliegio (come le ali del corpo quindi). La modifica dei laminati del manico e quella delle meccaniche della paletta dovrebbero essere pressoché coincidenti, ma il condizionale è d’obbligo.In genere è abbastanza agevole stabilire se l’esemplare che si sta esaminando ha manico con Acero o con Ciliegio, basta fare riferimento alle ali del corpo. L’Acero è di un colore più chiaro rispetto al Ciliegio, quindi la differenza cromatica è percepibile (a meno che il manico non si sia scurito col tempo o in seguito al trattamento con qualche olio).


 ciliegio + ciliegio

 



 

THUMB JD 1985-86

Il Thumb è il primo basso disegnato dalla Warwick, se si esclude il Nobby Meidel.
La sigla JD sui primi Thumb rappresenta le iniziali di un bassista americano, che ebbe una parte attiva nella creazione del Thumb.
Non si tratta comunque di un nostro collega illustre, bensì di un militare americano che prestava servizio in Germania.
Dallo Streamer il Thumb eredita diverse caratteristiche ma, forma a parte, si differenzia per molti e importanti elementi.
Innanzitutto il manico neck through è realizzato con 7 lamine al posto di 5. Le 4 lamine in Wengé sono intervallate da 3 lamine in Bubinga (queste ultime di dimensioni maggiori rispetto alle 2 lamine in Acero/Ciliegio dello Streamer). Il manico prevede 26 tasti come il Nobby Meidel, e il manico passante è celato nella parte anteriore del body. In pratica, il manico passante  si assottiglia notevolmente quando entra nel corpo, e sopra di esso è applicato un blocco di Bubinga. Questo blocco alloggia i pickups ed il ponte. Di Bubinga sono anche le ali del corpo. Il manico è leggermente più largo al capotasto rispetto a quello dello Stage 1: 40,5 mm nut contro 40,0 mm; al 24° tasto entrambi misurano invece 60,0 mm.
Per i pickups si opta per la configurazione J + J. Anche in questo caso però il posizionamento dei pickups non è standard, infatti il pickup al ponte è disposto obliquamente, con lo scopo di aumentare la botta delle corde alte e il ringhio di quelle basse.
A parte alcuni particolari, questo primi JD hanno già tutte le specifiche che sarebbero rimaste invariate per anni.


 
le meccaniche recessed



Dal punto di vista sonoro, la Warwick si spinge con decisione nella strada già intrapresa con lo Streamer. L’utilizzo del Bubinga al posto del Ciliegio rende il Thumb decisamente più cattivo del cugino, rispetto al quale il suono risulta molto più duro. La grinta mediosa era elevata alla massima potenza, con il risultato di un basso buca mix come pochi. Insomma, una sorta di Jazz molto incazzato. Il Thumb diventa subito il Warwick per antonomasia, e contribuisce a dare una certa visibilità al marchio.

Nel 1986 viene introdotta la versione a 5 corde del Thumb, con manico sempre in 7 pezzi.

Il Thumb a 5 corde non è una semplice replica del fratello con una corda in più.
Il  pickup al manico è infatti spostato rispetto al 4 corde, assumendo una posizione parallela a quella del pickup al ponte (quindi obliqua), e ravvicinandosi parecchio a quest’ultimo.
Il Thumb 5 è dunque ancora più estremo del 4 corde, e i 2 J così posizionati ne fanno un 5 corde di rara aggressività.
Nello sviluppare il manico in Warwick optano per un’intercorda piuttosto stretta, gradita ad alcuni, sgradita ad altri.
A detta della Warwick, il Thumb è stato il primo 5 corde prodotto in Europa.
Il Thumb subirà negli anni a seguire un paio di restyling, ma a differenza dello Streamer rimarrà sostanzialmente invariato per lungo tempo.

 



 

1987: Il ponte Alembic Style

Nel corso del 1987 la Warwick introduce il ponte in 2 pezzi, chiaramente ispirato a quello degli Alembic. Il disegno del ponte è di proprietà della Warwick anche se la fabbricazione è demandata ancora una volta alla Schaller. Il ponte in 2 pezzi è sempre in ottone, come il predecessore.

Il ponte Warwick/Schaller, visivamente molto diverso dal 3D, ne riprende in realtà le caratteristiche e consente all’utente di sbizzarrirsi con le possibilità di regolazione del proprio strumento:
-         altezza del ponte
-         altezza delle singole sellette
-         intonazione strumento
-         distanza tra le corde


 vecchio ponte


 
nuovo ponte    



 

STREAMER STAGE 1 1987-1989

Il 1987 è un anno cruciale nella storia dello Streamer, a causa del verificarsi di 3 eventi importanti:


1) arriva lo Stage 2
il vecchio Streamer assume la denominazione di Streamer Stage 1. Fino ad esaurimento delle placchette già realizzate comunque gli Stage 1 e gli Stage 2 continuano a riportare indifferentemente la scritta Streamer sul copri trussrod.

2) introduzione del ponte Alembic Style
gli esemplari della prima parte del 1987 hanno ancora il vecchio ponte monoblocco. Non so di preciso quando lo Streamer in Ciliegio abbia acquisito il ponte nuovo, tuttavia esistono sicuramente alcuni esemplari.


 3) introduzione dell’Acero Fiammato
nel corso del 1987 la Warwick fa marcia indietro sullo Stage 1, abbandonando il Ciliegio in favore dell’Acero Fiammato. L’impatto dal punto di vista estetico non è particolarmente evidente. La costruzione rimane infatti analoga, con la ovvia differenza che le lamine del manico tornano ad essere in Acero, così come le ali del corpo. 

L’introduzione dell’Acero Fiammato è comunque successiva a quella del ponte in 2 pezzi.

 
Lo Stage 1 in Acero    

Il 1989 dovrebbe, secondo fonti interne alla Warwick, segnare l’arrivo della versione a 5 corde, anche se non ho mai visto uno Stage 1 a 5 corde con manico passante a vista (mentre ne ho visti del 1990).

Riassumendo la situazione dello Streamer (Stage 1) anni ottanta, ne esistono 3 varianti principali:

1.     primi esemplari, manico in Wengé/Acero, corpo in Ciliegio

2.     esemplari di mezzo, manico in Wengé/Ciliegio, corpo in Ciliegio

3.     esemplari definitivi, manico in Wengé/Acero, corpo in Acero

In questo periodo sono stati realizzati anche alcuni Stage 1 con un solo pickup Bartolini Musicman style al ponte.

 Raro Stage 1 con l’humbucker MM    


 

THUMB 1987-89

Nel corso del 1987, il Thumb subisce un restyling, in seguito a una collaborazione questa volta decisamente più illustre, con Jack Bruce. Il restyling modifica leggermente le proporzioni e l’ingresso del manico passante. Il restyling riguarda anche la paletta, con l’adozione di meccaniche tradizionali in luogo di quelle recessed.
La sigla JB non sostituisce in ogni caso la sigla JD, e il Thumb divenne Thumb e basta.
In realtà i Thumb dopo il restyling continuarono a riportare la dicitura JD sulla placchetta copri trussrod, fino ad esaurimento delle placchette stesse.
La collaborazione con Jack Bruce darà tuttavia luce anche a una serie limitata, piuttosto ricercata, di cui parleremo in un apposito capitolo.
L’adozione del ponte Alembic Style sul Thumb dovrebbe essere avvenuta nel 1987, ma in ogni caso dopo il restyling. Tutti i Thumb JD hanno quindi il ponte vecchio.

Sicuramente dal 1988 in avanti i Thumb sono equipaggiati con il nuovo ponte.

Intorno al 1988 il Thumb subisce una piccola modifica, il manico viene spostato leggermente più fuori dal corpo.


 Il mio Thumb!!!



 5 corde

In questo periodo esce anche la versione 6 corde del Thumb.

Il 6 corde è derivato dal 5 corde, con la sostanziale differenza dell’adozione di 2 soapbard Bartolini come pickups. Le soapbars sono angolate come i 2 J del 5 corde.

Per anni questi Bartolini saranno gli unici pickups disponibili sui Warwick a 6 corde.

Se già il Thumb a 4 corde è un basso pesante e un po’ sbilanciato, la versione 6 corde porta questi 2 difetti agli estremi…

Il più vecchio 6 di cui ho notizia è del 1988.

Già in questa serie si trovano anche alcuni (rari per la verità) esemplari in Bubinga Pommelé, una variante del Bubinga che non apporta nulla di più dal punto di vista sonoro, ma contribuisce ad un effetto visivo veramente impressionante.

 


  

STREAMER STAGE 2 1987-1989

Come già anticipato, nel 1987 esce un nuovo modello.

Lo Stage 2 riprende da una parte la forma dello Stage 1, anche se è leggermente modificata, e dall’altra la costruzione del Thumb.

Il manico è quindi un 7 pezzi, analogo a quello del Thumb (anche in relazione alla larghezza) con 2 differenze, i tre laminati di Afzelia in luogo dei 3 Bubinga, e la tastiera di 24 tasto (come lo Stage 1).

 
il mio ex Stage 2, ora di Lucahost

 

Il manico dello Stage 2 merita un approfondimento. L’esemplare che ho avuto io (numero di serie 79) non ha infatti il manico in Afzelia. Il legno utilizzato per il manico è Ciliegio, o più probabilmente Acero. Ho avuto modo di vedere le foto del numero 82, e sono sicuro che il manico sia identico al mio. È quindi possibile ipotizzare che i primi esemplari prodotti fossero fatti in questo modo, e che solo in un secondo momento (ma sicuramente già nell’88) la Warwick sia passata al manico in Wengé/Afzelia.

 

 il manico di uno dei primi esemplari
 

 il manico definitivo

Le ali del corpo sono in Afzelia.

Anche la scelta dei pickups è in un certo senso una via di mezzo tra i 2 fratelli maggiori,  infatti lo Stage 2 è dotato di configurazione J + J, ma il pickup al ponte torna ad essere dritto, e l’altro si sposta un po’ verso il manico rispetto al Thumb 4 corde. Come sul Thumb, il manico passante è celato, e pickups e ponte sono alloggiati sul blocco di Afzelia che copre il manico.

L’elettronica è la collaudata MEC a 2 vie, e viene dotata di un trimmer interno che consente di selezionare uno dei 3 preset previsti. I preset differiscono per volume di output e timbrica.

I segnatasti sono degli Jing e Jang piuttosto grandi, un po’ pacchiani ma sicuramente d’effetto.

Non mi risulta che esistano Stage 2 con il ponte monoblocco.

Il suono del basso è tipicamente Warwick, ma si differenzia dagli altri 2 modelli. L’Afzelia è un legno che naturalmente riproduce delle frequenze basse profondissime, ma allo stesso tempo molto definite. Piuttosto distante dal nuovo Stage 1 in Acero, è una via di mezzo tra il vecchio Streamer in Ciliegio e il Thumb. Probabilmente il basso più equilibrato dal punto di vista sonoro mai fatto dalla Warwick.

I volumi di produzione dello Stage 2 sono sensibilmente più bassi rispetto agli Stage 1 e ai Thumb, e questo è vero in particolare nel corso dei primi anni di vita. Per questo motivo è difficile trovarne di usati anni ottanta.

Nel 1989 viene realizzata la versione a 5 corde.

A differenza di quanto avvenuto qualche anno prima con il Thumb, nel caso dello Stage 2  la Warwick si limita ad aggiungere la corda, senza dover ripensare alla disposizione dei pickups. La differenza sonora tra gli Stage 2 a 4 e 5 corde è quindi meno evidente di quella tra i Thumb a 4 o 5 corde. Se è vero che gli Stage 2 di questo periodo sono rari, quelli a 5 corde lo sono ancora di più. Probabilmente gli Stage 2 5 corde anni ottanta sono in assoluto i Warwick più ricercati.


BUZZARD

Il Buzzard nasce (credo nel 1986) da un’altra collaborazione di prestigio, con John Entwistle. Dalla forma sicuramente appariscente, riprende comunque le caratteristiche tipiche dei bassi di casa. Manico laminato dunque, in 7 pezzi Wengé/Zebrano e ali del corpo sempre in Zebrano.
I pickups sono 2 Precision, quello al manico in versione tradizionale, quello al ponte ‘reversed’ come quello (al manico) dello Stage 1. Il Buzzard è l’unico Warwick a non essere equipaggiati con la paletta standard della casa.
Costruito in pochissimi esemplari, in pratica su richiesta. Ha quotazioni molto elevate sul mercato dell’usato.


 


DOLPHIN 1988-89

Il Dolphin nasce concettualmente dal Thumb, a partire dal quale si ricava il body allungando il corno superiore e la coda inferiore.

Il risultato di questo basso, che effettivamente è un Thumb tirato dai 2 lati, ricorda un po’ un delfino, di qui il nome. Pare che alla Warwick abbiano deciso di realizzare questo strumento dopo aver visionato un campione di segnatasti prodotti dalla Schaller, quelli a forma di delfino che sono stati adottati sul Dolphin. Il bilanciamento è perfetto.

Per il manico ancora una volta la Warwick parte dal laminato in 7 pezzi di derivazione Thumb, riprendendo il Wengé/Zebrano del Buzzard. Dal Thumb il Dolphin deriva anche la tastiera a 26 tasti.

Il Dolphin ha un  manico (e quindi intercorda) più largo degli altri modelli di casa: al nut 44.5 mm anziché 40.5 mm per il 4 corde.

Per le ali del corpo la Warwick introduce un altro legno esotico, il Boiré, alias Palissandro Africano.

Per i pickups la Warwick sforna un’accoppiata originale per i tempi, che negli anni a seguire diventa piuttosto popolare: un humbucker tipo Musicman al ponte e un Jazz al manico, obliquo. La scelta del fornitore di pickups è Bartolini, l’elettronica è come al solito MEC a 2 vie.

Dal punto di vista sonoro, il Dolphin è il basso che più si avvicina al Thumb, anche se risulta essere un po’ più equilibrato.

Nel 1989 arriva la versione a 5 corde, per la quale la Warwick deve reinventare i pickups.

La scelta ricade ancora su Bartolini, con l’adozione delle soapbars.

Il Dolphin si posiziona sul gradino più alto nella produzione Warwick quantomeno per il prezzo a pubblico. La produzione del Dolphin, a 4 come a 5 corde, è sempre stata piuttosto centellinata; nel consegue che gli esemplari anni ottanta sono molto rari.

 




 

1990: arrivano i MEC…

Il 1990 rappresenta una svolta nella storia della Warwick e segna la fine di un epoca.
La novità è rappresentata dai pickups MEC. L’introduzione dei pickups MEC dovrebbe essere avvenuta molto presto nel corso dell’anno, sicuramente entro febbraio. I MEC rimpiazzano come default gli EMG sui seguenti modelli:
q       Thumb 4/5 corde
q       Stage 2 4/5 corde
q       Stage 1 4 corde
Rimangono invece I Bartolini, sui bassi per cui non erano disponibili gli EMG:
q       Thumb 6 corde
q       Stage 1 5/6 corde
q       Dolphin 4/5 corde
È utile ricordare che per qualche tempo continuano a uscire Warwick equipaggiati con EMG, probabilmente fino ad esaurimento scorte.
La decisione di realizzare i pickups in casa è in qualche modo la risposta ad una necessità. La Warwick si riforniva di EMG mediante la Spector. Le beghe legali con la Spector avevano reso molto difficoltoso (e oneroso) l’approvvigionamento di EMG.  In seguito a questa esperienza si cerca una partnership esclusiva (come quella tra EMG e Spector), ma senza fortuna. Alla fine si decide di fare da sé.
 
È più o meno a partire da questo anno che la domanda inizia a esercitare una certa pressione sulla azienda, e sulle sue potenzialità produttive.
Alla fine degli anni ottanta, la capacità produttiva dovrebbe avere raggiunto all’incirca le 100/120 unità mensili, che iniziano ad essere decisamente poche.


1990: il nuovo STAGE 1

Nel 1990 lo Stage 1 viene radicalmente modificato, anche se la forma rimane invariata. La modifica riguarda il manico. In pratica vengono invertiti i pezzi di Wengé e Acero, con il risultato di un manico con 3 pezzi in acero alternati da 2 laminati più sottili in Wengé. La spectorizzazione dello Streamer Stage 1 continua e intraprende un passo decisivo proprio quando la Warwick abbandona gli EMG.
Viene mantenuto il pickup P reverse.
Il nuovo Stage 1 è un basso completamente diverso rispetto ai precedenti, anche agli ultimi in Acero. Suono molto brillante e moderno, più vicino agli Spector NS, che però perde il carattere del Wengé, vista l’esigua quantità rimastane. Anche per questo motivo lo Stage 1 diventa una specie di “Warwick per quelli a cui non piace il suono Warwick”.
L’introduzione del nuovo Streamer è avvenuta successivamente all’introduzione dei MEC, ci sono quindi alcuni esemplari fatti ‘a vecchio’ ma già con i MEC.
 
Il nuovo Streamer



 Un vecchio Streamer già coi MEC


La versione a 5 corde prevede invece un manico in 7 pezzi, 3 in Wengé e 4 in Acero.
Come già menzionato, il 5 per qualche tempo mantiene le soapbars Bartolini.



 5 corde del 1990 con i Bartolini

 



 

THUMB JACK BRUCE LIMITED EDITION 1990

Nel 1990, la collaborazione con Jack Bruce da alla luce un’edizione limitata del Thumb. Si tratta di 100 esemplari fretless a 4 corde, numerati.

Il JB Limited Edition si differenzia dal fretless normale essenzialmente per la presenza dei led rossi luminosi; i pickups sono MEC. Si tratta di bassi molto ricercati, e quindi quotati.

Questo modello è stato poi ripreso qualche anno dopo, ed è tuttora in commercio.


DOLPHIN 4 con i MEC

Nel caso del Dolphin 4 corde, l’adozione MEC comporta una modifica più sostanziale rispetto a quanto avvenuto in tutti gli altri casi.

Inizialmente infatti la MEC non sviluppa l’humbucker MM (che sarebbe arrivato anni dopo), e quindi non esiste un diretto sostituto del Bartolini al ponte.

Alla Warwick inventano allora il doppio JJ, un pickup in realtà costituito da una coppia di J affiancati. La configurazione diviene quindi J + JJ, che è anche la attuale.

Forse anche per questo motivo, il Dolphin è l’unico 4 corde a non passare subito ai MEC.

Non so con esattezza quando questo passaggio sia avvenuto, ma so dell’esistenza di Dolphin del 1990 che hanno ancora i Bartolini. Già nel 1991 comunque i Dolphin sono equipaggiati con i MEC.

Intorno al 1992 il colore delle meccaniche sarà cambiato da titanio a dorato:


Commento foto: Titanio


 
Gold 

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